Biodiversità - Agricola Piemonte


Barbarossa piemontese

Specie Botanica

Vitis vinifera L. subsp. vinifera


Cenni storici

Questo vitigno è distinto dalle diverse omonime Barbarossa un tempo coltivate in moltissime regioni italiane e dal Barbaroux corso.

Le citazioni storiche (Nuvolone, 1798) paiono ben adattarsi a questa cultivar.

Alla fine dell’Ottocento essa era l’uva da mensa di gran lunga più apprezzata sul mercato di Torino. Prestandosi alla conservazione in fruttaio, arrivava così sulla piazza di Torino in tardo autunno, spuntando prezzi doppi rispetto alle altre uve smerciate (Di Rovasenda, 1885).


Caratteristiche

Germoglio: apice verde giallastro, intensamente ramato, appena aracnoideo. Foglioline apicali quasi interamente di colore rosso rame.

Foglia adulta: piccola, cuneiforme, con sette o più lobi; seno peziolare a U, ben aperto; seni laterali superiori molto profondi. Lembo con bollosità molto scarsa. Denti lunghi, a margini nettamente convessi. Pagina inferiore con lembo glabro e nervature molto setolose.

Grappolo a maturità: di media grandezza, molto allungato, cilindrico, con una o due ali brevi, molto spargolo; peduncolo medio-lungo, verde giallastro.

Acino: di media grandezza, rotondo o appena ellissoidale.

Buccia piuttosto sottile, di colore rosa, intenso in alcuni acini, sfumato in verde in altri, mediamente pruinosa. Polpa carnosa, dolce, di sapore neutro, gradevole.

Varietà mediamente vigorosa, ha fertilità media e più contenuta sulle gemme basali del tralcio. La produttività è media e la maturazione precoce


Area di produzione

L’epicentro colturale era Cisterna d’Asti, ma era presente un po’ in tutto l’Astigiano, l’Alessandrino e la provincia di Cuneo, benché in modo piuttosto sporadico vista la sua modesta produttività.

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